Arte e Cultura
Modèliques: cento anni di utopie che hanno ridisegnato le città
Dieci progetti urbani, da Cerdà a Yona Friedman, raccontano un secolo di idee che hanno trasformato il modo di pensare le città.
Prima di diventare strade, quartieri o intere capitali, molte città sono esistite come disegni, diagrammi e visioni radicali. Alcune sono rimaste sulla carta, altre hanno modificato profondamente il territorio, ma tutte hanno condiviso la stessa ambizione: immaginare un modo diverso di abitare, muoversi e vivere insieme.
Dal 23 luglio al 18 ottobre 2026, il Centre Obert d’Arquitectura di Barcelona, in Plaça Nova 5, ospita Modèliques. Ciutats i utopies 1859-1958, una mostra che riunisce dieci progetti elaborati nell’arco di un secolo e in diversi continenti. L’esposizione, inserita nell’Any Cerdà e nel programma di Barcelona 2026 Capital Mundial de l’Arquitectura, mette in dialogo utopia e realtà per raccontare come alcune idee abbiano trasformato il modo di progettare la città moderna.
Dieci modi diversi di immaginare la città
Il percorso prende avvio dall’Eixample Cerdà del 1859 e attraversa alcuni degli episodi più significativi della storia dell’urbanistica moderna. La Ciudad Lineal di Arturo Soria y Mata immagina una città costruita attorno alle infrastrutture di trasporto, mentre la Garden City di Ebenezer Howard propone un nuovo equilibrio tra crescita urbana e ambiente.
Seguono modelli molto diversi tra loro: la Cité Industrielle di Tony Garnier, il progetto City Beautiful per Chicago, Amsterdam Zuid di Petrus Berlage, Broadacre City di Frank Lloyd Wright, fino a Chandigarh, Brasília e alla visionaria Ville Spatiale di Yona Friedman del 1958. Dieci proposte che mostrano quanto l’urbanistica sia stata capace di trasformare aspirazioni sociali, innovazioni tecniche e idee politiche in nuove forme della città.
Tra utopia radicale e città reale
La mostra non presenta questi progetti come modelli perfetti. Al contrario, mette in evidenza proprio la tensione tra l’ideale e ciò che accade quando una visione urbanistica incontra la complessità della realtà.
Attraverso repliche di documenti originali, fotografie contemporanee e rilievi in scala, il percorso permette di confrontare proposte nate in epoche e contesti molto diversi. Alcune hanno trovato applicazione, altre sono rimaste essenzialmente teoriche, ma tutte hanno contribuito a porre domande che continuano a essere centrali: come organizzare la mobilità, come distribuire le funzioni urbane, quale rapporto costruire tra città e paesaggio e come migliorare la qualità della vita attraverso il progetto.
Da Cerdà alla Barcellona che continua a ripensarsi
Il punto di partenza della mostra è anche quello che la lega più profondamente a Barcelona. Il progetto dell’Eixample elaborato da Ildefons Cerdà nel 1859 rappresenta uno degli esempi più influenti di pianificazione urbana moderna e apre idealmente il confronto con le altre nove visioni raccolte nell’esposizione.
Nel contesto dell’Any Cerdà e della Capital Mundial de l’Arquitectura, rileggere questi cento anni di urbanistica significa osservare Barcelona da una prospettiva diversa. Non soltanto come città costruita, ma come luogo nel quale il progetto urbano continua a interrogarsi sul futuro, confrontando le intuizioni del passato con le sfide sociali, ambientali e territoriali del presente.